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Sonno di Desiderio

15 aprile 2021

Sonno di Desiderio

di Costanza Ratti

“Se nel futuro guardo/ io da profeta vedo/ che la terra dal sonno/ (questo va impresso a fondo)/ si desterà cercando/ il benigno creatore;/ e il deserto selvaggio/ sarà un giardino ameno”. 

Con questa immagine potente e suggestiva, comincia la “La bimba smarrita” una poesia di William Blake, scritta tra il 1784 e il 1792 e appartenente al volume i “Canti dell’innocenza e dell’esperienza (che mostrano i due contrari stati dell’anima umana)”. 
Poeta, pittore, incisore inglese William Blake, favorito dal supporto della famiglia, seguì liberamente il suo estro e la sua creatività senza curarsi eccessivamente dell’impalcatura filosofico-letteraria dei suoi contemporanei, elemento che, se gli valse l’epiteto di visionario e non gli accordò la fama auspicata mentre era in vita, gli conferì però una tale specificità da essere più tardi riconosciuto come una fonte di ispirazione per la poesia moderna e indubbiamente un precursore del viaggio nell’inconscio, per chi si occupa di psicologia del profondo.
Con questa raccolta di poesie, corredate da immagini da lui stesso disegnate, Blake ci porta attraverso quelli che egli identifica come due stati dell’esperienza umana: “quello spontaneo immaginativo, innocente dell’infanzia e quello più complesso, maturo, adulto (ma anche più pericoloso) dello stato dell’esperienza” (Lindop, Grevel, p. 38). “La bimba smarrita” e “la bimba ritrovata”, due poesie pensate come parti della medesima storia, furono inizialmente inserite nei canti dell’innocenza e poco dopo spostate tra i canti dell’esperienza. Questa circostanza le rende ancor più interessanti e significative poiché, come hanno messo in luce alcuni commentatori, debbono possedere elementi dell’una e dell’altra e rappresentare dunque un momento di passaggio dall’infanzia alla vita adulta, con l’intensità che ciò comporta.
La protagonista del componimento è Lyca, una fanciulla amabile (lovely) vecchia di sette estati che, dopo aver a lungo viaggiato per le terre rigogliose del meridione seguendo il canto degli uccelli, si trova smarrita nel deserto. Giunta presso un albero invoca “un dolce sonno” (sweet sleep), ristoro dal suo vagare e dall’eco del pianto della mamma che la cerca. 
Così addormentata Lyca attira a sé le bestie uscite dalle grotte: tigri e leopardi giocano intorno a lei che giace, mentre un regale leone ammira la vergine, le accarezza il petto con la sua criniera e le versa sul collo lacrime di rubino dagli occhi di fiamma. La leonessa intanto, sciolta la fanciulla dall’abito che indossa, la porta nella grotta-reggia.
La storia prosegue nella poesia successiva: “La bimba ritrovata”. Qui i protagonisti sono i genitori di Lyca, affranti, desolati e stravolti per la vana ricerca della loro bambina, capaci però ancora di sorreggersi il braccio l’uno l’altro e di procedere; finchè non si para davanti a loro un leone.  Atterrati e atterriti dalla bestia apparentemente feroce, i genitori di Lyca scoprono però ch’egli è buono e non è altro che un elfo adorno d’oro che li conduce alla sua reggia a rivedere la figlia che giace addormentata tra le tigri. Nei pressi di questo luogo selvaggio, tra ululati e ruggiti, anche i genitori di Lyca prendono dimora.
Così si chiude la storia e con essa il ritmo cullante della rima baciata che la caratterizza, una fiaba dalle immagini quasi fanciullesche ma dal significato tutt’altro che semplice, un contrasto, questo, che ben si confà all’intento di Blake di non offrire visioni unitarie e univoche dell’uomo e della psiche ma di fornire specchi attraverso i quali il lettore possa trovare i suoi propri e più profondi temi riflessi con nuovo ordine e chiarezza” (Lindop, Grevel, p. 40).
Due sono le interpretazioni più diffuse della poesia. La prima, che trova conferma nell’influenza del neoplatonismo sulla filosofia di Blake, intravede nel sonno di Lyca l’ingresso dell’anima nella vita mortale cui ella si abbandona fiduciosa in attesa della rinascita, con uno svolgimento non dissimile da quello che si trova nel mito greco di Demetra e Persefone, dove il soggiorno di Persefone nell’Ade è premessa per la rifioritura della vegetazione in primavera. Il nome Lyca, probabilmente scelto da Blake pensando alla radice greca, ha a che fare con leukos "bianco", "luce", e potrebbe sottolineare, nell’intento dell’autore, la natura luminosa e pura della fanciulla prima della discesa nell’esperienza.
Le seconda lettura, invece, traendo spunto da altri elementi del mito di Persefone, vede nel sonno di Lyca un abbandonarsi - contro le indicazioni genitoriali e a dispetto della preoccupazione che arreca alla madre - alla sessualità e al piacere rappresentato dall’incontro con il leone, segnando così per la fanciulla il passaggio dall’età dell’innocenza all’età dell’esperienza. A questa lettura concorrono diversi elementi: il linguaggio in alcuni punti allusivo rispetto a una riscoperta dei sensi (lambirle il petto, versarle sul collo lacrime di rubino, la nudità di Lyca), l’invocazione di Lyca prima di scivolare nel sonno al sorgere della luna, simbolo della sua nascente femminilità di donna, e le sette estati trascorse da Lyca che potrebbero alludere più che ai sette anni della bimba alla fine di un ciclo formato da sette stagioni (numero che ricorre in Blake) o, come sostengono altri, a sette anni dopo la pubertà (dunque ai 19/20 anni). L’immagine che accompagna la prima pagina del libro potrebbe essere un’indicazione a sostegno di quest’ultima tesi: due amanti abbracciati accanto a un albero mentre lei è intenta a indicare con la mano sinistra il cielo che li sovrasta.
Se qualcuno avrà il desiderio di leggere il testo o di guardare le immagini (a questo link) potrà cogliere riferimenti simbolici, religiosi e psicologici tra i più ricchi e variegati tuttavia in queste poche righe vorrei mettere l’accento su un elemento in particolare: il sonno, quel sonno su cui lo stesso Blake nella prima strofa attira l’attenzione del lettore chiedendogli di imprimerlo a fondo. 
Ciò che incuriosisce è il fatto di ritrovare il sonno come topos letterario o, meglio, come tappa archetipica presente in altri miti che hanno a che fare con l’evoluzione del femminile. Vengono subito alla mente fiabe come Biancaneve, La bella addormentata nel bosco (Rosaspina), di cui conserviamo vivide immagini anche grazie alla trasposizione cinematografica, ma anche al mito di Amore e Psiche nella versione tramandata da Apuleio, nel quale la protagonista, dopo le molte peripezie portate a termine, cade vittima di un sonno; alla parabola evangelica delle Nozze delle vergini (Mt 25,1-13), in cui tutte, sagge e stolte, si assopiscono prima dell’arrivo dello sposo. In queste ed altre narrazioni il sonno assume una funzione importante nel passaggio della ragazza, da bambina a donna e successivamente nell’incontro con il maschile. 
Ma di che sonno si tratta realmente? Per la Lyca di Blake in quel sonno, che la separa dalla sua vita precedente insieme ai genitori, vi è una piccola morte che coincide con la ricerca di sé stessa, un lasciarsi andare, sotto la luce della luna nascente, all’incontro con forze capaci di proteggerla. Sembra un controsenso e la poesia è tutta giocata sullo stupore suscitato nel lettore dalle fiere selvagge che si rivelano essere benevole e amiche. Più che un incontro con l’altro, il sonno di Lyca sembra uno sprofondare tra le pulsioni e gli istinti fieri del suo essere, un incontro con le forze dell’inconscio femminile, con la sua ciclicità che contempla morte e desiderio. Dunque, come per le vergini del Vangelo di Matteo che, una volta pronte, si assopiscono in attesa dello sposo in una specie di operosa attesa, anche qui Lyca giace in un sonno di desiderio, uno stato inattivo che però si carica di energie per far rifiorire la primavera. Il tema del “prepararsi” ha un sapore molto femminile e basta chiedere a una qualsiasi ragazza quanto ha fantasticato l’incontro con il suo amato e quanto tempo ha dedicato scelta dell’“abito giusto”, quell’abito che la fa sentire sé stessa, per cogliere quanto la cura che precede l’azione sia un tipo di coscienza e corporeità tipicamente femminile che accompagna la ragazza nel passaggio al suo essere donna. Lo stesso vale per il corpo della bambina che, dopo il dolce sonno dell’infanzia, innesca, nel periodo della pubertà, dei cambiamenti prima silenti, poi sempre più visibili che culminano nella maturazione delle ovaie e nella capacità riproduttiva.

Questo processo non è disgiunto dal rapporto con i genitori e in modo particolare con la madre. Nel componimento di Blake il sonno di Lyca sembra possibile a condizione che la mamma di Lyca cessi la sua preoccupazione (strofa 6,7: Può mai dormire Lyca se la sua mamma piange? Se il cuore le fa male, Lyca allora stia sveglia; ma se la mamma dorme, Lyca allora non pianga più), ma non la sua ricerca. La preoccupazione infatti allude a un universo ancora indistinto tra madre e figlia da cui la seconda ha bisogno di separarsi attraverso il suo sprofondare dentro di sè; la ricerca invece è un modo attivo con cui le parti genitoriali “io” di Lyca possono dismettere i panni ideali e andare esse stesse attivamente alla scoperta delle forze pulsionali dell’inconscio dentro di loro (“e senza timore ascoltano gli ululati e i ruggiti”) ed essere da esse guidate.

La ricerca e poi la discesa nel sonno di Lyca è un viaggio di iniziazione che si compie una volta nella vita o molte volte (come molte sono le tappe evolutive dell’anima, cfr. Michelon N. 2020) e, come ogni rito di passaggio, contiene i due capi del cerchio, fine e promessa di un nuovo inizio.
Blake ci lascia con una Lyca ancora addormentata tra le fiere selvagge e benevole…  Di quel momento in cui il desiderio, lungamente sognato, si fa vita possiamo però cogliere qualcosa dalla prima frase…“Se nel futuro guardo, io da profeta vedo che la terra dal sonno (questo va impresso a fondo), si desterà cercando il benigno creatore; e il deserto selvaggio sarà un giardino ameno”.

Testo integrale e immagini:
https://issuu.com/edizionicinqueterre/docs/cantiblake/77

Bibliografia
Blake W., Canti dell’innocenza e dell’esperienza. Che mostrano i due contrari stati dell’anima umana, Feltrinelli, Milano, 2009.
Connolly, Thomas E., “‘Little Girl Lost," ‘Little Girl Found’: Blake's Reversal of the Innocence-Experience Pattern.” College Literature, vol. 16, no. 2, 1989, pp. 148–166. 
Frigoli D., I sogni dell’anima e i miti del corpo, Edizioni Magi, Roma, 2019. 
Lindop, Grevel,  “Blake: 'The Little Girl Lost' and 'The Little Girl Found'.” Critical Survey, vol. 6, no. 1/2, 1973, pp. 36–40. 
Michelon N., “Il viaggio dell’anima di Topo che salta. Apertura alla lettura ecobiopsicologica di una storia nativa”, in Materia Prima XX, pp. 16-24.
Neumann E., Amore e Psiche. Un’interpretazione nella psicologia del Profondo, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1989.
Ratti C., “Le nozze delle Vergini (Mt 25,1-13). Corpo, psiche e spirito del femminile in una prospettiva ecobiopsicologica” in Il Corpo come Mandala dell’Universo. Atti del Primo Convegno Nazionale di ecobiopsicologia, 2020.
Ries J., Le costanti del sacro. Mito e rito, Jaca book, Milano, 2008.
Von Franz M.L., Il femminile nella fiaba, Bollati Boringhieri, Torino, 2007.